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Nico, 1988  - Locandina del film
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Nico, 1988 - Scheda del film

 

 

 
 

 

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PIEMONTE AL CINEMA – IL CINEMA DIFFUSO

Promosso da Regione Piemonte, AIACE, AGIS
 

 

 

Giovedì 14 marzo 2019 – Scheda n. 20 (1049)

 

 

 

 

Nico, 1988

 

 

 

Regia e sceneggiatura: Susanna Nicchiarelli

 

Fotografia: Crystel Fournier

Musica: Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo

 

Interpreti: Trine Dyrholm (Nico), John Gordon Sinclair (Richard),

Anamaria Marinca (Sylvia), Sandor Funtek (Ari),

Thomas Trabacchi (Domenico), Karina Fernandez (Karina),

Calvin Demba (Alex), Francesco Colella (Francesco).

 

Produzione: Vivo Film. Distribuzione: I Wonder.

Durata: 93. Origine: Italia, 2017.

 

 

Susanna Nicchiarelli

 

 

Nata a Roma nel 1975, Susanna Nicchiarelli si laurea in filosofia alla Sapienza per poi proseguire gli studi alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha anche conseguito il diploma al corso di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Ha girato diversi cortometraggi: La Madonna nel frigorifero (2002), Il linguaggio dellamore (2004) e Giovanna Z. Una storia damore (2005). Si confronta con lanimazione con Sputnik 5 (2009), cronaca delle imprese spaziali di un eterogeneo gruppo di animali, cavie da laboratorio sovietiche. Al suo attivo ha anche un mediometraggio, Uomini e zanzare (2004). Tre i documentari: Ca Cri Do Bo - I Diari della Sacher (2001), Il terzo occhio (2003) e Lultima sentinella (2009). Si occupa della realizzazione del backstage de Il caimano di Nanni Moretti (2006). Il lungometraggio desordio è Cosmonauta presentato al Festival del Cinema di Venezia nel (2009, visto al cineforum) in cui lautrice si ritaglia anche un ruolo da interprete. È autrice e interprete del drammatico La scoperta dellalba (2011), con Margherita Buy e Sergio Rubini, film che non è molto riuscito, tanto che cera molta attesa per questo terzo film, Nico 1988. Sarebbe stato interessante e bello come il primo film, Il cosmonauta? Nico 1988 è interessante e bello, molto più del primo film.

Sentiamo Susanna Nicchiarelli: «Nico era una musicista complessa, ma la sua rimane una tra le produzioni più coraggiose del periodo: ha creato uno stile unico nel quale la ricerca di un’espressione personale si coniugava alla provocazione, l’esperimento, l’ironia, e soprattutto il coraggio. Senza lasciarsi influenzare da quello che le accadeva intorno, negli anni in cui esplodeva la Disco Music, lei componeva canzoni cupe e tenebrose che hanno influenzato successivamente in maniera radicale i movimenti gothic, new wave e la maggior parte della produzione underground degli anni Ottanta. Eppure, questa Nico non la conosce quasi nessuno. Di Nico si parla solo in funzione degli uomini famosi con cui è stata oppure soltanto in virtù dell’esperienza Factory-Warhol-Velvet Underground. Ma Nico è stata altro ed è stata molto di più negli anni a venire. Andy Warhol una volta disse: “È diventata una grassona drogata ed è scomparsa”, e non c’era niente di più falso. La storia di Nico è la storia di un’artista che trova soddisfazione nella sua arte solo dopo aver perso la maggior parte dei suoi fan; è la storia di una delle donne più belle del mondo che si scopre felice soltanto dopo essersi finalmente liberata della sua bellezza. Io ho voluto fare un film su questo: sulla donna che Nico è stata dietro e oltre l’immagine che la maggior parte delle persone hanno di lei, oltre l’icona. Oltre “Nico”, il suo nome d’arte, ho voluto raccontare la vera Christa. E assieme alla sua storia ho voluto raccontare la storia di tante donne, perché sono convinta che nella sua parabola allincontrario, per quanto drammaticamente estrema, ci sia tutta la difficoltà di una donna nel vivere il proprio ruolo di artista, e di madre, negli anni della maturità. La collaborazione con Trine Dyrholm è stata per me straordinaria: insieme abbiamo cercato di dare vitalità ed energia a Nico, evitando di perseguire l’imitazione o la celebrazione sentimentale del personaggio. Trine ha sostenuto me e il film con intelligenza, e insieme, prima di tutto attraverso la musica (oltre a essere un’attrice Trine è anche cantante e musicista), poi attraverso le parole e i gesti di Nico, abbiamo reinventato la donna che ci premeva raccontare, quella donna che noi abbiamo immaginato fosse dietro alla star. La mia idea era di reinterpretare, rivivere e rielaborare emotivamente tutte le componenti della storia di Nico, per renderla contemporanea e universale. (...)

Ho messo in scena una band di perdenti in un road-movie per l’Europa degli anni Ottanta, i tour improbabili e male organizzati, le situazioni talvolta surreali in cui i nostri si trovavano, mi hanno dato la possibilità di stemperare con ironia la drammaticità della vita di Nico, e anche di raccontare il continuo oscillare della sua storia, come quella di tutti, tra il ridicolo e il drammatico. Ho raccontato la storia di Nico attraverso la sua musica di quegli anni. Abbiamo riadattato le sue musiche con una band italiana con cui collaboro da anni: i Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo fanno una musica di ricerca, malinconica, con utilizzo di strumenti acustici e programmazioni elettroniche che le danno un sound molto particolare e riconoscibile. Abbiamo trattato la musica di Nico con il rispetto dovuto, ma anche con il coraggio della reinterpretazione. Con la direttrice della fotografia Crystel Fournier abbiamo cercato di ricreare un’immagine che richiamasse la seconda metà degli anni Ottanta: la qualità dei video, il formato quadrato, i colori delle luci che si osavano allora e la bassa definizione del supporto analogico sono stati i punti di riferimento per raccontare la storia di questo improbabile gruppo di malcapitati fuori tempo, prigionieri di un’epoca nella quale non trovavano più collocazione. Di Nico mi sono innamorata anche per la sua ironia e credo, o spero, di aver raccontato la sua storia con la distanza e l’assenza di drammatici sentimentalismi con cui l’avrebbe raccontata lei».

 

 

La critica

 

 

Christa Päffgen - il vero nome di Nico - è stata all’inferno, forse ci è nata: venuta al mondo nella Berlino nazista, tormentata da demoni da sempre annidati in un corpo dalla bellezza abbagliante. Hanno lavorato sulla sua mente e sulla carne di quel corpo, quei demoni; aiutati dall’eroina, lo hanno trasformato, gonfiato, de-composto, riducendo Nico - la figura magnetica che aveva affascinato i più carismatici talenti musicali (e non solo) degli anni Sessanta e Settanta - a un pallido ricordo. Liberandosi, almeno in parte, dalla schiavitù di quellimmagine, Christa è riuscita anche a trasformare la sua possessione in qualcosa di produttivo, è riuscita a far esprimere i suoi demoni, a farli cantare, suonare, declamare versi che sembravano arrivare direttamente proprio dalle tenebre di cui era – a quel punto – divenuta “sacerdotessa”. Questo racconta Nico, 1988, il film di Susanna Nicchiarelli che ha aperto la sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia 2017. Un film che è tante cose. Un biopic che si concentra sulla parte meno conosciuta della vita della cantante, quasi restituendo il fastidio con cui Nico stessa rispondeva ai giornalisti che insistenti le chiedevano solamente delle sue performance al fianco dei Velvet Underground o delle sue relazioni amorose, ma anche un road movie, un film in costume, un film musicale (le belle sequenze di concerti nellEuropa di fine anni Ottanta sono un esempio stupefacente di come sia possibile mettere in scena le atmosfere derelitte ma rivoluzionarie di quegli eventi). Ed è pure un film di fantasmi: ogni data del tour è la tappa del viaggio di Christa tra i demoni del suo passato, tra le presenze che emergono dalla grana spessa dellimmagine analogica che racconta il suo presente. Nico, 1988 è daltra parte, e soprattutto, il racconto della sofferta ribellione di un corpo alla schiavitù di unimmagine, la propria. Tutto il film è costruito dentro un quadrato, formato asfittico nel quale Nico, sempre al centro della narrazione, si dimena, goffa, spesso sgradevole, a volte assente, sempre sofferente eppure capace di tenere tutti (comprimari e spettatori) in scacco perenne. Ed è la protagonista - e non potrebbe essere altrimenti - a caricarsi tutto il peso del personaggio e del film sulle spalle: Trine Dyrholm canta e interpreta questa donna ostica e maledetta, il suo dolore e la sua imprevedibile energia, con grande credibilità. È anche grazie a lei che Susanna Nicchiarelli riesce a proseguire il suo viaggio personale in un cinema che si occupa del potere del passato di scrivere sullimmaginario, sullimmaginazione e sullimmagine, e al tempo stesso del potere che ogni individuo ha di riscrivere ciò che sembra già scritto.

CChiara Borroni, cineforum.it, 10 ottobre 2017

 

La Nico di Susanna Nicchiarelli non è quella che in The Doors di Oliver Stone praticava una fellatio a Jim Morrison in ascensore. Quella che cantava con e per i Velvet Underground, e che - dice la protagonista di Nico, 1988, ricordando quel periodo - prendeva un sacco di LSD. Quella Nico lì, la Nico bellissima e adorata dagli uomini, modella, cantante e musa, forse non è mai nemmeno esistita: se non nello sguardo e nel desiderio di chi le era accanto. Forse non è mai esistita perché se vinci e basta, come stava vincendo e basta lei, nata sulle macerie della Berlino del dopoguerra e fiorita nella factory di Andy Warhol, allora non hai vissuto davvero. Perché licona non è la persona. Eppure è con quel fantasma, ancora evocato da tutti, e con altri del suo passato, ancora più ingombranti, che Christa Päffgen si deve continuare a confrontare nel 1986 (...).

Grazie anche a una performance ipnotica, rabbiosa e dolente di Trine Dyrholm, la Nico di Susanna Nicchiarelli è una combattente: una che vince o che perde ma che la sua partita la gioca sempre, e la gioca con le regole stabilite da lei, fedele ai suoi principi, ai suoi desideri come alle sue dipendenze. Cinema vivo, che non ha paura di ammaccarsi o farsi male, e che vince per questo. Come Nico.

FFederico Gironi, comingsoon.it, 30 agosto 2017      

 

 

 

 

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 di Ildikó Enyedi

 

 

Lui, Endre, fa il direttore finanziario di un macello. Lei, Maria, è ispettrice della qualità. Scoprono che fanno la stessa cosa: cosa? E cercano di avvicinarsi, di scoprirsi: di capire lei laltro, lui laltra. Al di là dei loro corpi imperfetti cè quella cosa che li spinge uno verso laltra: alcuni la chiamano anima, altri la chiamano psiche o in altre maniere.

I sospetti e lattrazione. Chissà se ce la faranno? Finale sorprendente. Premiato a Berlino con lOrso doro.

Durata: 116.

 

 

Giovedì 21 marzo, ore 21

 

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