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Le 4 giornate di Napoli - Scheda del film

 

 

 

Giovedì 22 maggio 2014 – Scheda n. 3

 

 

 

Le 4 giornate di Napoli

 

 

Regia: Nanni Loy

 

Sceneggiatura: Carlo Bernari, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Nanni Loy.

Fotografia: Marcello Gatti. Montaggio: Ruggero Mastroianni.

Musica: Carlo Rustichelli.

 

Interpreti: Raffaele Barbato (Ajello), Charles Belmont (marinaio),

Regina Bianchi (Concetta Capuozzo), Silvana Buzzanca (Immacolata),

Luigi De Filippo (Cicillo), Domenico Formato (Gennarino Capuozzo),

Enzo Cannavale (un partigiano), Aldo Giuffrè (Pitrella),

Curt Lowen (ufficiale tedesco allo stadio), Pupella Maggio (mamma di Arturo),

Rosalia Maggio (donna angosciata), Lea Massari (Maria),

Jean Sorel (marinaio livornese), Franco Sportelli (professor Rosati),

Enzo Turco (Valente), Gian Maria Volontè (capitano Stimolo),

Georges Wilson (direttore del riformatorio), Raf Vallone.

 

Produzione: Goffredo Lombardo, Titanus. Distribuzione: Dino De Laurentiis.

Durata: 124’. Origine: Italia, 1962.

 

 

Nanni Loy

 

 

Cagliaritano, nato nel 1925, Nanni Loy è morto a Fregene nel 1995. Ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Ha esordito con il film Parola di ladro (1957), un giallo umoristico in costume, diretto assieme a Gianni Puccini, con il quale girò anche Il marito (1958). Ha proseguito il suo lavoro consolidando la sua vena umoristica con Audace colpo dei soliti ignoti (1959) ed è quindi passato a due film sulla Resistenza, Un giorno da leoni (1961) e Le quattro giornate di Napoli (1962), entrambi film popolari e forti. Nel 1965 cominciò a lavorare in televisione in una trasmissione molto seguita e spiritosa in cui faceva anche l’attore, Specchio segreto, prima utilizzazione italiana della candid camera. Diresse quindi alcuni film satirici e polemici come Made in Italy (1965), Detenuto in attesa di giudizio (1971) e Sistemo l’America e torno (1973). Diresse Viaggio in seconda classe (1977) per la tv, poi, tra gli altri, Café Express (1980), Mi manda Picone (1984), Amici miei - Atto III° (1985), Scugnizzi (1989), Pacco, doppio pacco e contropaccotto (1993). Negli ultimi anni lavorò molto per la televisione e la radio. Le quattro giornate di Napoli vinse il Nastro d’Argento per la regia e fu nominato all’Oscar per la sceneggiatura originale.

Sentiamo il regista: «Mi sembra che il potere del cinema sia diminuito molto, anche se il suo potere di influenzare gli spettatori è sempre stato piuttosto modesto. Il potere di segnalare, di mostrare, di sollevare quesiti, di far nascere dubbi c’è sempre stato ma questo è il potere culturale, è un contributo minimo che noi abbiamo sempre tentato di dare come gli altri operatori culturali, come i giornalisti, gli scrittori, con l’informazione diretta dei giornali oppure con quella indiretta, simbolica che diamo noi raccontando delle storie. È chiaro che ci sono dei film che sono molto contento di aver fatto perché hanno dato un piccolo contributo politico e culturale, come, per esempio, Le quattro giornate di Napoli sulla Resistenza, che è uscito in un momento in cui in Italia c’era una pericolosa involuzione di centro-destra e quel film come molti altri si sono sforzati di ricordare i valori della Resistenza e dell’antifascismo, di battersi per la realizzazione della Costituzione italiana. E in qualche misura tutte queste opere, i film che si fanno, gli articoli di giornale, i programmi televisivi oggi un contributo culturale lo danno per modificare in parte la concezione della vita, del mondo o della società che hanno gli spettatori-cittadini, ma è molto difficile quantificare. Non credo che si possa parlare del cinema come della stampa, il cinema non è mai stato il quarto potere».

 

 

La critica

 

 

Le Quattro Giornate di Napoli, uno dei film più noti e belli  di Nanni Loy, fu girato nel 1962, su soggetto di Vasco Pratolini, Massimo Franciosa, Pasquale Festa Campanile e dello stesso Loy, sceneggiatori della storia, insieme con lo scrittore napoletano Carlo Bernari. La pellicola, che sì inserì con originalità e in maniera particolarmente significativa nel filone del cinema sulla Resistenza, riscosse, al suo apparire nelle sale, pur tra qualche polemica, un vasto consenso  di pubblico, e ottenne lusinghieri giudizi da parte della critica, che ne lodò la sapiente regia, ne apprezzò la solida struttura narrativa e l’epica drammaticità delle immagini. Nei decenni successivi, il film fu proiettato più volte, sia in  occasione delle celebrazioni  per il 25 Aprile, sia per ricordare l’insurrezione napoletana del settembre 1943; e l’attenzione degli spettatori non venne mai meno, soprattutto tra il pubblico più giovane. Prodotta dalla Titanus del leggendario Goffredo Lombardo, l’opera  ricostruisce, con grande passione civile, le giornate di impari lotta tra il popolo napoletano, stremato dalle sofferenze e dai patimenti di una guerra lunga e scellerata, e le truppe naziste. Loy descrive, con la precisione e l’accuratezza di uno storico, ciò che accadde a Napoli tra il 28 settembre ed il 1° ottobre 1943, il sacrificio dei giovani e giovanissimi, la dura presa di coscienza dei militari di fronte al dissolversi dello stato, l’impegno degli intellettuali, la rabbia della tanta gente semplice. I molti attori, italiani e stranieri, che parteciparono alla realizzazione del film, ne vollero sottolineare la straordinaria coralità, e con un gesto semplice ma significativo, chiesero alla produzione di omettere la citazione dei loro nomi  dai  titoli di testa e di coda della pellicola. Spiccano, per l’intensità della recitazione, le interpretazioni di Gian Maria Volontè (il capitano Stimolo,che guida gli insorti), di Lea Massari, di Frank Wolff, di Jean Sorel (il marinaio toscano fucilato dai nazisti), di Enzo Turco (bravissimo in un ruolo, per lui insolitamente drammatico), di Aldo Giuffrè (il sottufficiale di Marina che muore combattendo, sognando di poter presto tornare nella sua Sorrento per abbracciare il figlio appena nato), di George Wilson (il direttore del riformatorio), di Franco Sportelli (il professore antifascista, ispirato alla nobile figura di Antonino Tarsia in Curia, uno dei protagonisti della lotta di Liberazione a Napoli, molto attivo nel quartiere Vomero), di Regina Bianchi (la madre del piccolo Gennaro Capuozzo), di Carlo Taranto e Luigi de Filippo; e le apparizioni, in brevi sequenze, di Pasquale Fiorante, di Enzo Cannavale, di Pupella e Rosalia Maggio, di Eduardo Passarelli, di Gino Maringola, di  Rino Genovese, di Nello Ascoli, di Enzo Petito, di Enzo Vitale.

Un film corale, quindi, in cui protagonisti assoluti sono il popolo napoletano, e la città con le sue piazze, i suoi vicoli, le sue strade, i suoi palazzi ed i suoi bassi. Nanni Loy non ricostruì gli ambienti in studio, ma preferì coraggiosamente girare tutte le scene, anche quelle tecnicamente più difficili, nel dedalo di vie intorno a Piazza Carlo III, in una stazione della Funicolare di Montesanto, alla Sanità, a Piazza San Luigi, ai Ventaglieri, a Largo Tarsia, a Salita Pontecorvo, a Vico Rosario a Portamedina, al Rettifilo. Le sequenze più drammatiche sono accompagnate dalla suggestiva colonna sonora scritta dal maestro Carlo Rustichelli, con la struggente “tarantella tragica”.

Le Quattro Giornate di Napoli, per giudizio unanime della critica e del pubblico uno degli autentici “cult movie” del dopoguerra italiano, è un film spettacolare, ricco di pathos, ben recitato e diretto, e conserva, ancora oggi, tutto il suo vigore espressivo ed il suo valore etico, costituendo una preziosa testimonianza storica per le generazioni future.

Vorrei concludere con un ricordo personale. Nel 1962, quando il film fu realizzato, avevo dieci anni e abitavo nei pressi di Via San Cristoforo all’Olivella, dove Loy aveva scelto di girare una scena molto movimentata: alcuni marinai italiani, inseguiti da soldati tedeschi, cercano una possibilità di fuga e corrono disperatamente. Una grande folla di curiosi si era subito radunata intorno alla troupe, che faticava non poco per tenere lontano dal set donne del popolo e ragazzi. Ero piccolo, ma già abbastanza appassionato di cinema, e non ebbi alcuna esitazione a scendere in  strada per poter seguire da vicino le riprese (forse anche nella segreta ed ingenua speranza di poter fare da comparsa, ma, purtroppo, non avevo la faccia dello scugnizzo). Ero  emozionato e trepidante, e ricordo che mi sorpresero non poco la pazienza ed il rigore professionale di Aldo Giuffrè, che, con altri attori e figuranti, ripeté più volte instancabilmente  l’azione. Improvvisamente, ebbi la sensazione che quella finzione scenica fosse realtà, che quei militari davvero fuggissero da un pericolo imminente e grave, mi sentii stranamente catapultato in una dimensione temporale coeva agli eventi storici narrati nel film e fui preso da una forma di leggero stordimento, che scomparve non appena udii la voce di mia madre alle mie spalle. Sono passati, ormai, più di quarant’anni da quel giorno, ma quando assisto alla proiezione del film di Loy mi torna immediatamente alla memoria il ricordo di quella strana sensazione provata da bambino, ed avverto sempre   un forte coinvolgimento emotivo.

ttestimonianza di Antonio Frattasi, www.resistenzaitaliana.it

 

Dal 28 settembre al 1° ottobre 1943 il popolo napoletano sentì di avere davanti non soltanto i tedeschi del colonnello Scholl da buttar fuori, ma tutti gli oppressori stranieri del passato. Prodotto dalla Titanus, è un film corale dal ritmo largo che alterna belle pagine a ridondanze retoriche, mescolando con sagacia volti e casi privati con l’epopea collettiva. Il soggetto originale è di Vasco Pratolini. Qualche tarantella di troppo nella colonna musicale di C. Rustichelli. 3 Nastri d’argento: film (ex aequo con Salvatore Giuliano), sceneggiatura, attrice Regina Bianchi.

MMorando Morandini, il Morandini, Dizionario dei film.

 

 

 

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