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Paterson - Scheda del film

 

in collaborazione con:

 

CINEMA SOCIALE  S.O.M.S. Società Operaia di Mutuo Soccorso Omegna

PIEMONTE AL CINEMA – IL CINEMA DIFFUSO
Promosso da Regione Piemonte, AIACE, AGIS

 

Giovedì 12 ottobre 2017 – Scheda n. 1 (1003)

 

 

 

 

 

 

Paterson

 

 

 

Titolo originale: Paterson.

 

Regia e sceneggiatura: Jim Jarmusch.

 

Fotografia: Frederick Elmes. Musica: Sqürl.

 

Interpreti: Adam Driver (Paterson), Golshifteh Farahani (Laura),

Frank Harts (Luis), Rizwan Manji (Donny),

William Jackson Harper (Everett).

 

Produzione: Amazon Studios. Distribuzione: Cinema.

Durata: 115’. Origine: Usa, 2016.

 

 

 

Jim Jarmusch

 

 

Nato nel 1953 ad Akron (Ohio), Jim Jarmusch è uno dei più bravi registi Usa. Sempre in cerca di idee, elegante con humour, ironico, minimalista. Il Cineforum ha mostrato molti suoi film. Inizio con Nick Ray per Lampi sull’acqua (1980). Esordio: Permanent Vacation (1980), poi Stranger Than Paradise (1984), due film amatoriali. Successo con Daunbailò (1986) con Benigni, poi Mistery Train (1989), Taxisti di notte (1992) e il western spiritualista Dead Man (1995). Year of the Horse (1997) è un doc con i Crazy Horse. Importante è Ghost Dog - Il codice del samurai (1999), allegro e stravagante. Coffee and Cigarettes (2003) è tranquillo e minimalista. Notevole è Broken Flowers (2005) con Bill Murray. Dopo The Limits of Control (2009), Jarmusch va in concorso a Cannes nel 2013 con una storia vampiresca, Only Lovers Left Alive. Nel 2016 Jarmusch dirige il doc sull’amico Iggy Pop, Gimme Danger, e questo amorevole Paterson.

 

 

La critica

 

 

Il più bel film visto finora [a Cannes 2016]. Bellissima dichiarazione di intenti di Jim Jarmusch: “Il film racconta una storia tranquilla, senza conflitto drammatico propriamente detto. La sua struttura è semplice: si seguono sette giorni nella vita dei personaggi. Paterson rende omaggio alla poesia dei dettagli, delle variazioni e degli scambi quotidiani. Il film vuole essere un antidoto alla cattiveria e alla pesantezza dei film drammatici e del cinema d’azione. È un film che lo spettatore dovrebbe lasciar scorrere sotto i suoi occhi come delle immagini che si vedono dalla finestra di un autobus che corre via, come una gondola che attraversi le strade di una piccola cittadina dimenticata”. Parole sante. Niente inquinamenti drammatici, una storia tranquilla, un antidoto al male che attraversa tanti, innumerevoli film.

Paterson è una cittadina del New Jersey, 149.222 abitanti nel 2000, Paterson si chiama il protagonista maschile, sui trent’anni e ‘Paterson’ è anche il poema di William Carlos Williams, nato e cresciuto a Paterson.

Paterson, il protagonista, fa l’autista di bus (interpretato da Adam Driver, of course) e scrive poesie, evidenti, semplici. Vive tranquillamente con Laura (la bellissima Golfshifteh Farahani): Laura come la Laura di Petrarca, nominato nel film, “Erano i capei d’oro a l’aura sparsi”, XC sonetto del “Canzoniere”. Laura è un’adepta del b/n, tende bianche e nere, tovaglie, vestiti, coperte, pasticcini, tutto in bianco e nero. Anche il cinema lo ama in bianco e nero, va a vedere “The Island of Lost Souls” di Erle C. Kenton (“L’isola del dottor Moreau”, con Charles Laughton, 1932, dal romanzo omonimo di H. G. Wells, 1896). Ancora una nota su Paterson: Gaetano Bresci, l’anarchico toscano, emigrò a Paterson dove lavorò come tessitore, poi tornò in Italia per uccidere il re Umberto, il 29 luglio 1900, con quattro colpi di pistola. In casa c’è anche Marvin, il bulldog, che ha una responsabilità notevole nel film: è a lui che si deve l’unico momento veramente drammatico e decisamente antipoetico. Ci sono tantissime altre cose in questo film dal passo morbido, dalla fluente scioltezza, dalla chiarezza cristallina. Elenco parziale delle cose che ci sono nel film, messe in fila come fosse una poesia di Paterson: una cartolina di Dante, i quadri con il ritratto di Marvin, Marvin portato fuori la sera, comandi: Stay!, Seat!, i fratelli gemelli Sam e Dave, una poesia sulle tre dimensioni, altezza lunghezza profondità, cui si è aggiunta non da molto una quarta, il tempo, alle quali se ne sono aggiunte ultimamente una quinta sesta settima ecc., Laura e la sua chitarra country Arlequin a losanghe bianche e nere, Marvin che rischia il dognapping, il barista nero con la faccia come quella di Marvin, tanti i poeti nominati: Emily Dickinson, William Carlos William, Allen Ginsberg che ha messo Paterson in “Howl” (e, aggiungiamo noi, Bob Dylan che Paterson l’ha messo in “Hurricane”), di Paterson era Lou Costello (non però Bud Abbott; in Italia: Gianni e Pinotto), il palo della cassetta delle lettere!, il coloured Everett che ama senza speranza la sua testarda ragazza, la battuta del barista: “Cerca di non cambiare le cose. Sarà peggio”. Basta così. Paterson scrive poesie. Senza rime. Le poesie sono di un vero poeta, Ron Padgett (1942, Tulsa, Oklahoma). Quando Paterson incontra una ragazzina che scrive anche lei poesie, senza rima, in versi sciolti, lei e Paterson discutono sul verso libero, concludono che, se non ci sono le rime alla fine dei versi, ci sono però molte rime interne nelle loro poesie. Anche il film è costruito su una serie continua di rime interne tra le immagini, con riprese, ripetizioni, variazioni, ritorni, nuove riprese. Il grandissimo poeta americano, Robert Lee Frost (San Francisco, 1874 – Boston, 1963) ha detto una cosa interessante sui versi liberi: “Scrivere poesie in versi liberi è come giocare a tennis senza la rete”. Il film si conclude con una rima facilissima. Paterson incontra una persona che non diciamo chi è, davanti alla cascata. “Ah ah”, dice la persona. Paterson risponde: “Ah ah, what?”. Che film, casto, gentile, armonioso, rituale, spaventosamente semplice. Di modesta felicità domestica.

BBruno Fornara, facebook, 17 maggio 2016, dal Festival di Cannes

 

 

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Giovedì 19 ottobre, ore 21

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